Projects

– FRONTAL

Frontal è composto da alcuni tra i migliori talenti del jazz nostrano quali Gabriele Evangelista al contrabbasso e Stefano Tamborrino alla batteria. La band presenta una front line davvero eccezionale: il newyorkese David Binney al sax alto, ritenuto tra i più creativi e importanti sassofonisti al mondo, sta influenzando intere generazione di musicisti; Dan Kinzelman al sax tenore, americano naturalizzato in Italia, voce originalissima del sassofono contemporaneo che è subentrato a Chris Speed, il cui sassofono tenore ha arricchito la registrazione del primo album in studio.

Trentacinque”, è il secondo lavoro discografico edito dall’etichetta pugliese Auand Records nel 2015 dopo l’album d’esordio  “Frontal” del 2013 . Trentacinque fotografa la naturale evoluzione di un gruppo dall’affiatamento straordinario, che è riuscito nel corso degli anni a crearsi uno spazio sonoro proprio ed originale. Tali caratteristiche rendono Frontal una realtà musicale davvero unica nella scena del jazz europeo.

Trentacinque è stato votato per tre anni consecutivi (2014/2015/2016) nel top jazz indetto da Musica Jazz tra i migliori 10 album dell’anno. Allaboutjazz ha scelto Trentacinque come il disco italiano più rappresentativo essendo l’album più votato dai recensori della rivista.

Nel 2016 Frontal ha svolto un lungo tour in Cina suonando nelle principali venues asiatiche (Shenzen, Shangai, Hong Kong, Beijing, Xiamen, Changsha, Guangzhou).

Il gruppo ha all’attivo circa sessanta concerti, compiuti in festival e rassegne di primo piano, tra cui si annoverano Umbria Jazz 2014, Roccella 2014, Musicus Concentus (Firenze), Casa del Jazz (Roma), Torino Jazz Festival, Desenzano jazz festival, Torrione Jazz Club (Ferrara), Vicenza Jazz Festival, Peperoncino Jazz Festival, Cantine dell’Arena (Verona), Pinocchio Jazz (Firenze), Teatro Asioli (Correggio) 2016.

Il primo disco “Frontal” edito da Auand nel maggio 2013, è stato insignito di prestigiosi riconoscimenti: Musica Jazz gli ha conferito il Bollino Blu e lo ha inserito tra i dischi consigliati del mese di Agosto 2013; Jazzit ha assegnato il suo Bollino Rosso ‘Jazzit likes it’.

L’interesse della critica è stato costantemente dimostrato dalla stampa e dalla radio, attraverso interviste e recensioni.

Si annoverano le due recensioni al concerto di Umbria Jazz a Perugia nel luglio 2014, rispettivamente di Aldo Gianolio per l’Unità e Libero Farnè per All About Jazz che descrivono Frontal come il gruppo più interessante dell’intera rassegna umbra.

 

 

Dicono di Frontal:

 

“…Concerto dunque appassionante e splendido, conferma – assieme al nuovo disco – che Frontal è uno dei più interessanti gruppi sulla scena, e non solo di quella italiana.”

(Neri Pollastri, recensione per Allaboutjazz del concerto del 21.11.2015 al Pinocchio jazzclub Firenze)

 

“…Muovendosi con disinvoltura all’interno delle complesse architetture di brani come “Kamennaja Baba” o “Starlette,” nei quali Graziano dimostra capacità non comuni di gestione degli spazi e delle dinamiche, inventiva, lucidità e fosforo da vendere. Applausi.”

(Luca Canini, Piccola Guida del Jazz, Allaboutjazz, Trentacinque scelto tra i 10 migliori dischi del 2015, novembre 2015)

 

“…Graziano sembra avere raggiunto una felicissima maturità compositiva, che si manifesta non solo in strutture e temi efficaci, ma anche nella capacità di fare respirare il quintetto secondo coordinate che riprendono alcune delle irrequietezze delle migliori esperienze newyorkesi di oggi per esplorare atmosfere molto differenti (dalla sfaccettata “B-Polar” al funk colemaniano di “Give Me Some Options”), ma sempre emozionanti. Uno dei migliori dischi dell’anno.”

(Enrico Bettinello, Giornale della Musica, Trentacinque tra la selezione dei migliori dischi del 2015, novembre 2015)

 

“…Graziano dà prova di un controllo della tastiera sorprendente, dove tra sprazzi ritmici jarrettiani fa emergere alcuni amori d’area colta: misteri scelsiani, l’esotismo timbrico di Messiaen. Brani che mettono in luce il prezioso ruolo di Tamborrino, che fa dell’essenzialità e della sofisticata ricerca di colori una cifra stilistica unica. Ma anche quello di Evangelista dal suono caldo e denso, che mantiene la musica magicamente sospesa. “Rock Song #1” suona come il fulminante manifesto di una super formazione che costruisce, con energia e pensiero, un estraniante, labirintico spazio sonoro dal quale non vorresti più uscire.”

(Paolo Carradori, Il Giornale della Musica, recensione del concerto al Pinocchio 21.11.2015)

 

“…di bellezza in questo disco ce n’è in abbondanza.
Lavoro di straordinaria forza visionario-evocativa che ripercorre tracce del più inquieto jazz contemporaneo di matrice statunitense e le trascina in ambientazioni originali dove scrittura e libertà si solidificano in uno scenario estetico elegante, a tratti sofisticato, misterioso, mai stucchevole.”

(Paolo Carradori, Il Giornale della Musica, recensione al disco Trentacinque ottobre 2015)

 

“…il gruppo di D’andrea è stato una delle cose migliori della rassegna umbra (Umbria jazz 2014), seconda solo al duo toccante di Wayne Shorter ed Herbie Hancock e al gruppo Frontal, guidato dal pianista Simone Graziano. Questo gruppo merita un discorso a parte, per due motivi: il primo, la bravura e l’originalità; il secondo, perché l’esibizione è stata programmata in un cartellone a parte rispetto a quello generale di Umbria Jazz, andando a formare un piccolo festival nel festival, denominato Young Jazz. Graziano è un giovane pianista e compositore che prende il meglio del jazz di ricerca del passato e del presente… attorniato da musicisti che navigano con sicurezza nella stessa direzione (David Binney e Dan Kinzelman ai sassofoni, Gabriele Evangelista al contrabbasso e Stefano Tamborrino alla batteria), ha composto un jazz ricco di sorprese, potente nell’espressione, sofisticato nei passaggi impegnativi e con una sequela di improvvisazioni di grande coinvolgimento e spessore.”

(Aldo Gianolio, L’Unità, martedi 22 luglio 2014)

 

“…Fra i gruppi ha spiccato il quintetto guidato dal giovane pianista Simone Graziano. Con il suo progetto Frontal, inaugurato tre anni fa, egli ha proposto una musica attuale e ben organizzata, di lontana ascendenza free, in cui toniche e ossessive progressioni si sono alternate a introspettivi momenti di distensione. I temi, esposti prevalentemente all’unisono, e la pulsante conduzione ritmica fornita da Gabriele Evangelista e Stefano Tamborrino hanno proiettato consistenti e coriacei spazi solistici: soprattutto quelli della front line, in cui al tenore corrusco di Dan Kinzelman hanno fatto riscontro le trascinanti escursioni del contralto di David Binney.”

 

 

 

 – SNAILSPACE

SNAILSPACE è il nuovo disco di Simone Graziano uscito per Auand Records a settembre 2017, inserito nel TOP JAZZ 2017  da Musica Jazz tra i migliori 10 dischi dell’anno; dal Giornale della Musica tra i 20 miglior dischi internazionali del 2017; da AllAboutJazz tra i migliori dischi dell’anno.

“La lentezza è una forma di ribellione.” Questa idea nata da un racconto di Sepulveda, dove una lumaca dal nome Ribelle, cacciata dal suo gruppo, viaggia alla ricerca del significato della lentezza, sta alla base di SNAILSPACE. La lentezza non è riferita alla velocita dei brani, bensì al tempo necessario per crearli. Solo attraverso questa forma di rispetto per l’arte, incentrata sul lasciar che il tempo faccia risuonare le idee, lasciandole sedimentare in noi, riteniamo si riesca a dar vita a qualcosa di autentico.

Per realizzare questo idea musicale Simone Graziano si è avvalso di una ritmica dal forte impatto, composta da Francesco Ponticelli al contrabbasso e synth, da tempo suo compagno di palco e musicista di punta della nuova scena Italiana, e Tommy Crane alla batteria, una giovane rising star internazionale di stanza a New York.

Per questo tour italiano Tommy Crane sarà sostituito da un vero astro nascente del batterismo made in Italy: Enrico Morello.

Chiarezza di idee, riferimenti contemporanei, scrittura elegante e sofisticata sono gli ingredienti che caratterizzano Snailspace: gruppo nato recentemente, ha già all’attivo un lungo tour italiano che l’ha consacrato come uno dei progetti più innovativi della scena jazz italiana.

Snailspace è una ricerca di spazi musicali innovativi rispetto al piano trio tradizionale.

La strumentazione accanto al pianoforte, contrabbasso e batteria, vede l’uso dei synths, del Fender Rhodes e dell’ elettronica, mai fine a se stessa ma sempre al servizio dell’esigenze musicali.

Fil rouge di tutto il disco è la forza comunicativa della musica: tutto deve tendere a creare emozione che sia felicità, ansia, dolore o qualsiasi altra sensazione, purchè si risvegli sia l’ascoltatore che l’esecutore dal torpore in cui è generalmente invischiato.

 

Dicono di Snailspace:

“Snailspace amplia i confini timbrici del trio, ridisegna i contorni del fare musica nel nostro tempo dettando un’esigenza ormai fattasi urgenza di ricerca e creazione meditate, cosa che sempre presuppone coraggio e profondità di visione.” (Paola Parri, Pianosolo)

“Se il nuovo album di Simone Graziano capitasse tra le mani di Thom Yorke, siamo convinti che il guru dei Radiohead se ne innamorerebbe.” (Fulvio Paloscia, La Repubblica)

” […] il pianista toscano riesce a incantare e sfuggire ai luoghi comuni del piano trio. E scusate se è poco.” (Flavio Massarutto, Il Manifesto)

“…Snailspace è un ottimo lavoro, che porta la formula del piano trio su territori insoliti -né “standard,” né “rock cover” e neppure “neoclassico” -e perciò dotato di una propria originale personalità. Cosa non facile con una formazione di questo tipo e che dimostra una volta di più il valore artistico di Simone Graziano.” (Neri Pollastri, Allaboutjazz)

 

– PIANO SOLO: Nocturnal Fly

“Spesso sogno di volare: sono in piedi, salto, inizia il volo. Ho cercato a lungo un nesso con la mia vita e per ora la cosa più simile alle sensazioni provate nel sogno è il suonare in piano solo.”

Con queste parole Simone Graziano introduce il suo concetto di piano solo, frutto di una ricerca molto intensa fatta nel corso degli anni, di grande dedizione e attenzione ad ogni dettaglio.

Il concerto in solo si snoda attraverso l’uso dei synths, del Rhodes, dell’elettronica e ovviamente del pianoforte.
Il fine è creare tanti scenari dentro cui muoversi con totale libertà, passando da brani originali, a temi dei Radiohead, da Jimi Hendrix a echi di musica classica e improvvisazioni radicali, con un unico obbiettivo: volare e far volare.

 

– PURPLE WHALES inspired by Jimi Hendrix


Simone Graziano, arrangiamento, composizione, Fender Rhodes, piano, synth
Alessandro Lanzoni, arrangiamento, composizione, Fender Rhodes, piano
Naomi Berrill, voce, violoncello
Michele Tino, sax tenore
Stefano Tamborrino, batteria, voce
Dimitri Grechi Espinoza, sax tenore

“Un progetto su Jimi Hendrix è come un progetto su Mozart: tanto complesso quanto entusiasmante.
Abbiamo scelto di riarrangiare alcuni dei suoi brani più famosi (Hey Joe, Little Wing, Wind Cries Mary, Angel) dandone una nostra lettura “visionaria” ma al tempo stesso estremamente filologica. Abbiamo utilizzato alcuni suoi pezzi come ispirazione per delle nostre composizioni perché volevamo che accanto a Hendrix ci fossimo anche noi con tutti i nostri limiti, certo, ma anche con le nostre personalità.
Abbiamo accettato la sfida che ci ha lanciato l’Espresso, grazie all’intermediazione di Midj, partendo dal presupposto che dovessimo cercare in Hendrix le caratteristiche insite nel suo modo di intendere la musica, provare ad assimilarle e tradurle, usando i nostri linguaggi. Abbiamo deciso di utilizzare un organico il più possibile lontano da quello che era solito usare per i suoi gruppi: una voce femminile e un violoncello (Naomi Berrill), un fender Rhodes, un synth e un pianoforte (Simone Graziano e Alessandro Lanzoni), una batteria (Stefano Tamborrino) e un sax tenore (Michele Tino). Niente chitarra, né basso. Ne è uscito un lavoro autentico e originale, che fa della ricerca melodica ed evocativa il suo punto di forza.” Con queste parole Simone Graziano descrive il recente lavoro su Jimi Hendrix nato per la collana “Jazz Italiano” di La Repubblica – L’Espresso. Un “esperimento” talmente ben riuscito che non si è esaurito nella pubblicazione di un CD, ma ha continuato a dare nuovi spunti creativi, che non hanno smesso di evolversi attraverso le personalità di alcuni dei musicisti più talentuosi e apprezzati degli ultimi anni in Italia. Musicisti con background a volte anche molto diversi, che hanno trovato nel jazz (per quella infinità di significati che questa parola ha sempre avuto, e oggi più che mai) un trait d’union in cui far convergere suggestioni e idee.

 


Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi